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dic 01 2008

La tecnologia al servizio delle emozioni

Pensate sia possibile capire se un sito web, un’immagine o un video piaccia o no a chi lo sta guardando… senza chiederglielo direttamente? Beh la risposta si chiama: “Emotions Measurement” o più brevemente EmMe. Il progetto nasce negli Stati Uniti, qualche anno fà, e viene poi rielaborato, perfezionato e portato in Italia da due allora “Ph.D student” al MIT di Boston: Maurizio Mauri (psicologo e consulente di studi cognitivi) e Antonio Lorenzon (ricercatore e consulente di marketing) e viene poi reso operativo grazie al prezioso supporto di Nicola Pellegrini presidente di Smart Research.
EmMe si compone di 3 processi chiave: l’eye-tracking, il bio-feedback e i CCS.

Vediamoli più nel dettaglio:

  • L’eye tracking è un monitor con delle telecamere ad infrarossi integrate (e non visibili in alcun modo dall’esterno) in grado di tracciare con la massima precisione il movimento degli occhi del soggetto seduto di fronte al monitor.
  • Il bio-feedback è uno strumento capace invece di registrare gli stati di attivazione dei soggetti sottoposti ad un determinato stimolo visivo e di discriminare se queste attivazioni sono legate ad una situazione di coinvolgimento o di disagio.
  • I CCS: Cultural and Cognitive Styles che vengono utilizzati per ottimizzare la calibrazione degli strumenti in base alle caratteristisce cognitive e culturali dell’individuo che si sottopone al test: una persona molto impulsiva avrà una propensione allo stress (o al relax) molto diversa rispetto ad una persona riflessiva o deliberativa.

EmMe attraverso il bio-feedback riesce quindi a monitorare, in tempo reale, gli stati neuro-fisiologici dell’individuo sottoposto allo stimolo e poi, con l’eye-tracking, invidua con la massima precisione che cosa l’individuo stava guardando in corrispondenza dello stato di attivazione.
I campi di applicazione posso essere chiaramente i più disparati: dall’analisi delle modalità di navigazione di un sito web (web usability) alla misurazione dell’efficacia di uno spot pubblicitario o più semplicemente di un packaging riprodotto a monitor.

Grazie ad EmMe diventa così possibile capire, senza più chiederlo direttamente, se quello che un utente sta guardando lo coinvolge, lo rilassa o magari lo stressa.

Il corpo, spesso, è molto più comunicativo della parola, bisogna solo essere capaci di ascoltarlo!

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Posted in Blog | Commenti 2 Comments » | by Antonio

2 Responses

  1. Cristiano Says:

    Davvero interessante!
    Complimenti. Aspettiamo di conoscerne gli sviluppi.
    Buon lavoro.

  2. Gianluca Says:

    Visto dal vivo: interessante.
    L’insieme di nozioni acquisibili da un’analisi di questo tipo è sicuramente enorme. Un ottimo e avanzato strumento di marketing.

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